giovedì 29 dicembre 2016

PROVINCE: E I COCCI SONO VOSTRI…



Gettare via qualcosa di vecchio a fine anno, come è noto, significa fare a meno delle cose brutte del passato o almeno non più utili, nella speranza che l'anno nuovo sia migliore, è una antica usanza per propiziare la fortuna nell' anno che verrà.

In questi ultimi anni, il #PD Nazionale, seguito pedissequamente da quello di casa nostra, insieme alla maggioranza finto identitaria e semi sovranista, si è voluto sbarazzare o almeno ha tentato di farlo, delle odiate province.

Nel farlo, imprudentemente, ha dimenticato che:
L’art. 114 c.1, della Costituzione dispone: La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
Al c. 2, prosegue: I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione. 

A seguito dell’esito del Referendum tenutosi in data 04 Dicembre 2016, che ha rigettato la proposta di riforma del PD, ne conseguono situazioni di illegittimità giuridica, che in Sardegna, di fatto, devono essere subito risolte. 

Ricordiamo, intanto, che della cancellazione delle Province a livello Statale, si è iniziato a discuterne sin dal 2011, con diversi provvedimenti legislativi di Monti-Napolitano, Letta-Napolitano, Renzi-Boschi-Napolitano, tutti impregnati sin dalla loro nascita di profili di illegittimità Costituzionale.
 
La Suprema Corte, già nel Luglio 2013, ha dichiarato l'illegittimità della riforma delle Province del 2011, contenuta nel decreto “Salva Italia”, perché sostanzialmente, non era materia da disciplinare d’urgenza con decreto-legge, ma da definirsi organicamente, solo previo modifica della Costituzione vigente. 

Incassato lo Stop, il nuovo Governo, ha proseguito sulla stessa strada, avviando contestualmente alla proposta di riforma costituzionale (A.S. 1429, recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione” - Approvato dal Consiglio dei ministri il 31 marzo 2014 e ha presentato al Senato l’8 aprile 2014 - la Legge 7 aprile 2014, n. 56 (Legge Del Rio) - “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”. 

In Sardegna, gli effetti del referendum regionale tenutosi a maggio 2012, abrogativo delle 4 Province amministrative, e consultivo per le 4 storiche (3+1), ha determinato una stagione lunga e complessa, improntata alla confusione amministrativa e Istituzionale, vicenda che purtroppo, almeno per gli ex Pattisti-ed ex Riformatori e per il PD, non si è conclusa secondo i loro tristi e miseri auspici.

La vittoria del “NO”, lascia la Costituzione intatta. Si riapre, pertanto, una stagione di nuove e insorgenti complicazioni di conflitti Istituzionali e giuridici, a causa di chi (sopratutto del PD), ha preteso di gettare via l’olio insieme alla vecchia giara, senza attendere il nuovo raccolto ne avere un nuovo contenitore.
Ricordo, che tale pseudo-riforma dell’ordinamento degli Enti locali e delle Province della Sardegna, si riassume nelle seguenti Leggi Regionali:
· L.R.25 maggio 2012,n.11 - Norme sul riordino generale delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale n. 10 del 2011 BURAS N. 24 del 25 maggio 2012;
· L.R. 27 febbraio 2013, n. 5 Proroga dei termini di cui all'articolo 1 della legge regionale 25 maggio 2012, n. 11, recante - "Norme sul riordino generale delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale n. 10 del 2011 - BURAS N.11 del 7 marzo 2013;
· L.R. 28 giugno 2013, n. 15 - Disposizioni transitorie in materia di riordino delle province. - BURAS N.30 del 1 luglio 2013;
· L.R. 12 marzo 2015, n. 7 - Disposizioni urgenti in materia di enti locali e disposizioni varie. - BURAS n.12 del 16 marzo 2015.
· L.R.19 giugno 2015, n. 16 - Numero degli assessori comunali. Modifica alla legge regionale 22 febbraio 2012, n. 4 (Norme in materia di enti locali) - BURAS n.28 del 25 giugno 2015.
· L.R. 4 febbraio 2016, n. 2 - Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna. - BURAS n. 6 dell’ 11 febbraio 2016.
· L. R. 20 aprile 2016, n. 7 - Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna). - BURAS n. 20 del 21 aprile 2016.
· L.R. 29 giugno 2016, n. 14 - Attuazione della legge regionale di riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna, trasferimento del personale di cui alla legge 9 marzo 1971, n. 98 (Provvidenze per il personale dipendente da organismi militari operanti nel territorio nazionale nell'ambito della Comunità atlantica). n. 31 BURAS del 30 giugno 2016.
· L.R. 11 novembre 2016, n. 29 - Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna) - BURAS n. 52 del 17 novembre 2016. 

Ora, succede che, la previsione della neo inventata “Provincia del Sud Sardegna” (L.R. 4 febbraio 2016, n. 2) in luogo della Provincia Storica di Cagliari, così come prevista dall’art. 43 del nostro Statuto Speciale, istituita con legge ordinaria, sia stata frettolosamente partorita, senza attendere, come era doveroso, la modifica Costituzionale, che però non c’è stata. 
Tutto questo si è generato sull’errato convincimento, posto in essere dalla maggioranza in Regione, PD & c. che fosse sufficiente il disposto della Legge 56/2014 Del Rio (peraltro recepita in parte, con enorme ritardo rispetto ai termini di 12 mesi imposti), che ha determinato una situazione di illegittimità manifesta e quindi, di palese inefficacia degli atti assunti dalla Provincia del Sud Sardegna, entità inesistente nello Statuto Speciale.

La legge Delrio, la 56/2014, secondo autorevoli Costituzionalisti, è viziata da un gravissimo difetto di legittimità costituzionale, individuabile in quanto riportato nell’articolo 1, commi 4 e 51, laddove si stabilisce esplicitamente che il nuovo ordinamento delle città metropolitane e delle province è disposto “In attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione”.

Per il Dott. Luigi Oliveri, si tratta di “una previsione devastante in un ordinamento giuridico basato su una Costituzione rigida, posta al vertice della gerarchia delle fonti. Se si ammettesse che una legge ordinaria possa intervenire su qualsiasi aspetto dell’ordinamento giuridico immaginando una successiva riforma della Costituzione ed anticipandone alcuni effetti “in attesa” che detta riforma venga poi, effettivamente, in vigore, allora si consentirebbe domani a qualsiasi Governo e Parlamento di oltraggiare la Costituzione con semplici leggi ordinarie, inserendo la stessa clausola di stile contenuta nella legge Delrio. 
La bocciatura della riforma quale esito del referendum del 4 dicembre, equivale a bocciatura sonora della legge Delrio, in quanto essa è stata espressamente adottata in attesa di una riforma della Costituzione, come legge ordinaria che, di fatto, ha agito nell’esercizio di un potere costituente e non di legislazione ordinaria”. 

Altrettanta palese illegittimità, ne discende per la Città Metropolitana di Cagliari, in quanto, ad oggi sussistono i medesimi confini amministrativi della Provincia di Cagliari (comunque comprensivi delle province dell’ex Medio Campidano e di quella di Carbonia-Iglesias).
La legge 7 aprile 2014, n. 56 (Legge Delrio) all'art. 1, comma 5, stabilisce che i "principi della presente legge valgono come principi di grande riforma economica e sociale per la disciplina di città e aree metropolitane da adottare dalla regione Sardegna, dalla Regione Siciliana e dalla regione Friuli-Venezia Giulia, in conformità ai rispettivi statuti". In tal senso, la norma statale incide chiaramente sulla potestà legislativa primaria delle Regioni a statuto speciale ai sensi dell'art. 117, comma 3, della Carta Costituzionale. 

La Regione Sardegna, ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto Speciale della Regione Sardegna) pur avendo potestà legislativa in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni, può legiferare esclusivamente in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. 

L'art. 17 della legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2, recante la rubrica "Istituzione della città metropolitana di Cagliari", al comma 1, istituisce "la città metropolitana di Cagliari con le finalità generali previste dall'articolo 1, comma 2, della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni). Il comma 2 del medesimo articolo ne definisce il perimetro territoriale, prevedendo che fanno parte della città metropolitana, oltre al Comune di Cagliari, i seguenti comuni: Assemini, Capoterra, Elmas, Monserrato, Quartu Sant'Elena, Quartucciu, Selargius, Sestu, Decimomannu, Maracalagonis, Pula, Sarroch, Settimo San Pietro, Sinnai, Villa San Pietro, Uta. 

E’ stata creata, pertanto, una città metropolitana "ridotta" comprendente solo 17 comuni a fronte dei 71 del territorio della Provincia storica di Cagliari, battezzata con un altro nome, per evitare che il suo territorio per intero divenisse e coincidesse con la Città Metropolitana di Cagliari.
È di tutta evidenza la violazione dell'art. 1, comma 6, della legge 7 aprile 2014, n. 56, che invece prescrive: "il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia omonima, ferma restando l'iniziativa dei comuni, ivi compresi i comuni capoluogo delle province limitrofe, ai sensi dell'articolo 133, comma 1 della Costituzione, per la modifica delle circoscrizioni provinciali limitrofe e per l'adesione alla città metropolitana". 

Emerge con chiarezza che l'istituzione della città metropolitana "ridotta" di Cagliari, viola la legge 7 aprile 2014, n. 56, (legge Delrio), norma fondamentale di riforma economico-sociale, in quanto dispone, la coincidenza tra territorio metropolitano e territorio provinciale, divenendo di riflesso, incostituzionale per violazione dell'art. 3 dello statuto sardo che impone al legislatore regionale l’osservanza delle norme fondamentali di riforma economico-sociale stabilite nella legislazione statale. 

La legge 7 aprile 2014, n. 56 (Legge Delrio), costituente principio di grande riforma economica e sociale, ai sensi del comma 5 della stessa legge, all'articolo 1, comma 20, dispone che il consiglio metropolitano è composto dal sindaco metropolitano e da quattordici (14) consiglieri per le città metropolitane con meno di ottocentomila abitanti (situazione corretta successivamente con la L.R. n.7/2016 – inizialmente ne erano stati eletti 40).
 
Cagliari città, con l’intero complesso dei comuni (17), dispongono ad oggi, di una popolazione residente di gran lunga inferiore a tale soglia numerica, infatti nell’intera Provincia (71 comuni) risiedono 561.925 abitanti, pertanto ben al di sotto degli ottocentomila previsti nella norma statale. 

Ma ciò che fa ridere e piangere nello stesso momento, è la violazione dell'articolo 43 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto Speciale della Regione Sardegna), in relazione al comma 1, il quale stabilisce che "Le province di Cagliari, Nuoro e Sassari conservano l'attuale struttura di enti territoriali", e del comma 2 che recita: "Con legge regionale possono essere modificate le circoscrizioni e le funzioni delle province, in conformità alla volontà delle popolazioni di ciascuna delle province interessate espressa con referendum" – è utile evidenziare, che in proposito, non si è tenuto nessun referendum, tutt’altro, il legislatore regionale (del PD), ha voluto procedere con la L.R. n. 2/16, senza nessuna consultazione popolare. 

La legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2, all'art. 25, comma 1, lett. a), ha istituito “ex novo”, un ulteriore soggetto territoriale, denominato: Provincia del Sud Sardegna con circoscrizione territoriale corrispondente a quella della Provincia di Cagliari, esclusi i comuni appartenenti alla città metropolitana di Cagliari (71 – 17 = 54). 

La maggioranza (PD) in Regione, ha arbitrariamente escluso i comuni di: Armungia, Ballao, Barrali, Burcei, Castiadas, Decimoputzu, Dolianova, Domus de Maria, Donori, Escalaplano, Escolca, Esterzili, Gergei, Gesico, Goni, Guamaggiore, Guasila, Isili, Mandas, Monastir, Muravera, Nuragus, Nurallao, Nuraminis, Nurri, Orroli, Ortacesus, Pimentel, Sadali, Samatzai, San Basilio, San Nicolò Gerrei, San Sperate, Sant'Andrea Frius, San Vito, Selegas, Senorbì, Serdiana, Serri, Seulo, Siliqua, Silius, Siurgus Donigala, Soleminis, Suelli, Teulada, Ussana, Vallermosa, Villanova Tulo, Villaputzu, Villasalto, Villasimius, Villasor, Villaspeciosa . 

Con la scomposizione della Provincia storica di Cagliari, pertanto, viene palesemente violata la norma statutaria sopracitata, in quanto si è omesso di far esprimere la volontà delle popolazioni di ciascuna delle province interessate mediante il prescritto referendum. 

Interessante, anche il recente pronunciamento della Consulta su ricorso della regione Veneto, soprattutto per i principi affermati nella sentenza n. 205/2016 in materia di prelievo forzoso delle risorse tributarie proprie, per la quale (nel senso di esercitare ogni utile azione per il recupero alle casse della regione di queste risorse rubate), è stata depositata specifica mozione in consiglio regionale, dall’On. le Carta Angelo, Presidente del gruppo del P.S.d’Az - http://www.consregsardegna.it/XVLegislatura/Mozioni/Moz275.pdf

In conclusione, a seguito del referendum del 4 dicembre 2016, le regione Sardegna, dovrebbe da subito, rivedere l’intero impianto normativo e restituire alle province storiche l’elezione a suffragio universale e le relative funzioni, comprese alcune di quelle non fondamentali, erroneamente e frettolosamente trasferite ad una pletora di nuovi organismi, di fatto ad oggi insussistenti. 

Sul piano giuridico, le province restano (definitivamente, come lo sono sempre state) in Costituzione quali elementi essenziali della Repubblica, con pari dignità istituzionale di comuni, città metropolitane, regioni e Stato che la costituiscono.
La pari dignità istituzionale delle province è prevista dall’articolo 1, che dispone la sovranità popolare, e mentre resta il voto diretto per Camera e Senato, le Regioni, i Comuni, che senso ha, privare i cittadini del diritto di voto (solo) dei rappresentanti politici provinciali, trasformato in un secondo grado, limitato al voto dei consigli comunali, quando, di questi ultimi, è sempre vivo lo spettacolo indecoroso sulla mancata elezione della presidenza dell’ANCI, da oltre 3 mesi sulle pagine dei giornali, per le faide interne del PD. 

Augurius mannus companeros! 


Ora che avete rotto tutto, ed i cocci sono solo vostri, se ci riuscite, rimboccatevi le maniche, perchè  le suture necessarie a riparare questa vecchia pentola che si chiama Sardegna, che avete voluto sfasciare, sono diventate tante, profonde, ed inesorabilmente urgenti.

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