martedì 8 marzo 2016

tar: improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse

Come promesso nei precedenti e numerosi post sull'argomento, pubblico l'esito dell'attesa sentenza del TAR (la 4^), inerente il mio ricorso elettorale sulle mancate elezioni a suffragio universale delle Province storiche della Sardegna.

La prima udienza per la sospensiva si era tenuta a maggio/giugno 2015, ed aggiornata (il motivo è del tutto evidente) per la discussione nel merito al 17 Febbraio 2016.

Come volevasi dimostrare (ma non avevo dubbi), il differimento temporale (da Aprile a Maggio, e poi a Giugno, e poi ancora a Febbraio dell'anno successivo) è servito esclusivamente a fare in modo che la Regione Sardegna, ultima in Italia a dotarsi di una legge di riordino in materia di EE.LL., in violazione della Costituzione, dello Statuto Speciale e dei tempi perentori fissati dalla L. 56/2014 Delrio (che prevedeva 12 mesi, cioè entro l'08 aprile 2015), si dotasse di specifica normativa, seppure oltre ogni limite temporale in totale dispregio della vigente normativa, poi divenuta L.R. n. 2/2016, entrata in vigore il 12 febbraio 2016, cioè appena 5 giorni prima la data dell'udienza al TAR fissata per il 17 febbraio 2016 (tempismo utile perfetto).

Proprio per effetto dell'approvazione e della promulgazione di questa "contorsione mentale",  di cui vedremo gli effetti nefasti nei prossimi mesi,  il mio ricorso è stato dichiarato dal Tribunale Amministrativo,  improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. 

Cioè, in altre parole,  tu inizi il gioco con delle regole già fissate, ma durante la partita le regole vengono cambiate da uno dei giocatori a tuo svantaggio, perchè nel frattempo tra la data dell' impugnazione e la data della sentenza, la normativa soppravvenuta (soli 5 giorni prima), ha modificato le norme da me impugnate.

Sostanzialmente, il TAR ha affermato che per effetto delle modifiche, appena apportate,  non ho più interesse a vincere la causa, poichè anche se vincessi, oramai, non mi servirebbe più a niente, poichè il legislatore regionale ( parte in gioco) ha cambiato le norme da esso stesso violate.


Se il TAR si fosse espresso subito e nel merito delle norme violate e contestate, come da me richiesto, senza regalare troppo tempo ai tardivi legislatori nostrani (un anno circa),  mi avrebbe dovuto dare ragione su tutti i fronti.
  
Ma la partita forse era politicamente troppo importante, ed evidentemente i giudici, non se la sono sentita di minare anche in Sardegna una riforma, che peraltro a livello Nazionale era già stata bocciata dalla Corte Costituzionale con l'annullamento del DL 201/2011 Monti.

Ricordo ai distratti, che ci sono pendenti ancora 4 giudizi su evidenti profili di incostituzionalità che dovrebbero essere definiti il prossimo 14 giugno dalla Corte Costituzionale.
Rammento, altresì, che la Delrio, in ultima analisi, dovrà passare, per completare l'eliminazione del termine "province" dalla Costituzione, le forche caudine del referendum confermativo, il prossimo Ottobre, nella speranza e con l'auspicio che gli effetti di tale esercizio democratico, consegnino per sempre al dimenticatoio, questo cattivo e inaffidabile governo.

In tale ottica, avevo chiesto la remissione degli atti alla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità della LR. 7/2015 e altro, su tale aspetto, come volevasi dimostrare, dal TAR, silenzio assoluto.
Ringrazio di cuore il patriota  Avvocato Quirico Sanna, per aver creduto e  lottato sino in fondo insieme me, una battaglia per l'affermazione di un principio e di un  diritto democratico, percorso certamente non semplice e pieno di insidie. 

I fatti asseverano che non abbiamo ne vinto, ne perso!
Ma da veri Sardisti ci siamo battuti fino alla fine, per le nostre idee e questo, ci può fare solo onore.

Per quanto mi riguarda, parafrasando la morale dello storico racconto, al momento, il Giudice buono originario di Berlino, pur avendolo incessantemente cercato, non lo ho trovato, purtroppo in Sardegna era impegnato, dentro il castello a pranzo con l'Imperatore.

Non credo finisca qui!

Per chi vuole farsi un idea,  ecco la sentenza al completo.



                                                           REPUBBLICA ITALIANA

N. 00218/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00385/2015 REG.RIC.
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IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 385 del 2015, proposto da:
Giovanni Pia, rappresentato e difeso dall'avv. Quirico Sanna, con domicilio eletto in Cagliari presso lo studio dell’avv. Fabio Serra, Via Tuveri n. 16;
contro
la Regione Autonoma della Sardegna, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Alessandra Camba e Mattia Pani, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale della Regione Sarda in Cagliari, viale Trento n. 69;
la Regione Sardegna - Assessorato Enti Locali Finanze ed Urbanistica, U.T.G. in persona dell’Assessore p.t., non costituito in giudizio;
la Prefettura di Cagliari, in persona del Prefetto p.t., non costituito in giudizio;
la Prefettura di Sassari, in persona del Prefetto p.t., non costituito in giudizio;
la Prefettura di Nuoro, in persona del Prefetto p.t., non costituito in giudizio;
la Prefettura di Oristano, in persona del Prefetto p.t., non costituito in giudizio;
il Presidente p.t. del Consiglio regionale della Sardegna, rappresentato e difeso dagli avv.ti Gabriele Spano, Massimo Falchi Delitala, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale del Consiglio regionale in Cagliari, Via Roma n. 25;
per l'annullamento
- dell’intero articolo 1, commi 1, 2 e 3 – della L.R. 12.3.2015 n. 7 – pubblicata nel BURAS ‘parte I^ e II^ n. 12 del 16.3.2015, recante: “Disposizioni urgenti in materia di enti locali e disposizioni varie” – articolo, che reca il titolo: “Scadenza del mandato degli organi provinciali e nomina degli amministratori straordinari” – entrata in vigore nel giorno della sua pubblicazione;
e per l’annullamento
- della Deliberazione della G.R. n. 13/1 del 31.3.2015, adottata su proposta dell’Assessore competente in materia di enti locali, di fissazione della data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione diretta dei Sindaci e dei Consiglieri Comunali nei Comuni della Sardegna che devono provvedere al rinnovo di detti organi bell’anno 2015;
- del Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 29 del 31.3.2015, pubblicato nel Buras n. 15 – Parte I e II del 2.4.2015, avente ad Oggetto: Elezione diretta dei Sindaci e dei Consigli Comunali dei Comuni della Sardegna – Fissazione della data di convocazione dei comizi elettorali” – con il quale, è stata fissata la data delle elezioni comunali che si terranno nella giornata di Domenica 31 Maggio 2015 ed eventuale turno di ballottaggio il 14 Giugno 2015, in palese violazione di Legge e dello Statuto Speciale della Regione Sardegna, in quanto esclude arbitrariamente il rinnovo degli organi elettivi delle Province della Sardegna;
- di tutti gli atti presupposti e conseguenti.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Sardegna e di Regione Sardegna Consiglio;
Viste le memorie difensive;
Visti gli artt. 35, comma 1, lett. c, e 85, comma 9, cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 febbraio 2016 il dott. Tito Aru e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

In vista della scadenza del mandato quinquennale degli organi elettivi delle Province, il sig. Giovanni Pia, interessato a proporre la sua candidatura per il rinnovo del Consiglio provinciale di Oristano, in data 9 marzo 2015 invitava il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna a provvedere alla fissazione della data di convocazione dei comizi elettorali (e di quella per l’eventuale turno di ballottaggio) per il rinnovo degli organi elettivi delle Province storiche della Sardegna (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano).

Invitava del pari i Prefetti delle anzidette province a porre in essere gli adempimenti di loro competenza per assicurare lo svolgimento della competizione elettorale.

Le sue richieste, tuttavia, non ottenevano alcun riscontro, né veniva posto in essere alcuno degli atti richiesti.
Per contro veniva promulgata la L.R. 12 marzo 2015 n. 7 (Disposizioni urgenti in materia di enti locali e disposizioni varie), pubblicata nel BURAS n. 12 del 16 marzo 2015, entrata in vigore il giorno della sua pubblicazione che all’rt. 1, comma 1°, stabiliva testualmente:

Al fine di consentire la riforma organica della rappresentanza locale, nelle more dell'approvazione della legge di riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna nel rispetto dei principi della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), e in conformità allo Statuto speciale per la Regione Sardegna, qualora in una data compresa tra la data di entrata in vigore della presente legge e il 15 giugno 2015 si verifichi la scadenza naturale del mandato o altri casi di cessazione anticipata del mandato degli organi provinciali, nonché la scadenza delle gestioni commissariali di cui all'articolo 1, comma 3, della legge regionale 28 giugno 2013, n. 15 (Disposizioni transitorie in materia di riordino delle province), è nominato, per ciascuna provincia, un amministratore straordinario con poteri fino al 31 dicembre 2015. All'amministratore straordinario sono attribuiti i poteri previsti dall'ordinamento in capo al presidente della provincia, alla giunta e al consiglio provinciali. All'amministratore straordinario è corrisposta un'indennità equivalente alla retribuzione lorda complessiva spettante al dirigente di vertice dell'ente, diminuita dell'indennità di risultato. L'amministratore straordinario provvede ad assicurare la continuità dell'espletamento delle funzioni già svolte dalle province; in particolare provvede a prorogare i servizi e i contratti per le tipologie di lavoro flessibile in essere fino al 31 dicembre 2015, fatta eccezione per i casi in cui non se ne ravveda la necessità”.

Con deliberazione della GR n. 13/1 del 31 marzo 2015 si stabiliva di fissare per domenica 31 maggio 2015 la data per lo svolgimento delle consultazioni per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali nei comuni che dovevano provvedere al rinnovo di detti organi nell’anno 2015.

Veniva di conseguenza adottato il DPGR n. 29 del 31 marzo 2015 che fissava domenica 31 maggio 2015 come data per lo svolgimento delle consultazioni per l’elezione diretta dei Sindaci e dei Consigli comunali nei Comuni della Sardegna che dovevano provvedere al rinnovo di detti organi nell’anno 2015, e domenica 14 giugno 2015 come data per l’eventuale turno di ballottaggio ai fini dell’elezione diretta dei Sindaci.

Restavano quindi esclusi i rinnovi degli organi elettivi delle Province della Sardegna auspicati dal ricorrente.

Con il ricorso in esame il sig. Giovanni Pia ha impugnato gli atti di cui sopra lamentando l’illegittimità costituzionale della legge regionale n. 7 del 12 marzo 2015 e l’illegittimità degli atti amministrativi adottati in conseguenza della sua entrata in vigore, chiedendone, previa adozione di provvedimenti cautelari di sospensione, l’annullamento, senza richiesta di spese.

Per resistere al ricorso si è costituita la Regione Autonoma della Sardegna che, con difese scritte, dopo aver eccepito sotto diversi profili l’inammissibilità dell’impugnazione, ne ha chiesto il rigetto, con ogni conseguenza di legge anche in ordine alle spese del giudizio.

Si è altresì costituito in giudizio il Consiglio regionale della Sardegna che ha ugualmente chiesto il rigetto del ricorso, con vittoria delle spese.

Con ordinanza n. 749 dell’8 maggio 2015 il Tribunale disponeva la conversione del giudizio (proposto e iscritto a ruolo come ricorso elettorale) nel rito ordinario, fissando la data del 4 giugno 2015 per l’esame dell’istanza cautelare.

Con ordinanza n. 123 dell’8 giugno 2015 la richiesta di tutela cautelare del ricorrente è stata respinta.

Alla pubblica udienza del 17 febbraio 2016, sentiti i difensori delle parti, la causa è stata posta in decisione.
Il ricorso dev’essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. 

Deve infatti rilevarsi che il presupposto perché venga adita la tutela giurisdizionale è dato dall’interesse alla decisione, derivante da una lesione attuale (dunque né paventata, né futura, né inattuale) ad una posizione giuridica attiva tutelata dall’ordinamento.

Come è noto, in base ai principi generali in materia di condizioni dell’azione, desumibili dall’art. 24, comma 1°, della Costituzione («tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi) e dall’art. 100 c.p.c. («per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi un interesse»), l’interesse processuale presuppone, nella prospettazione della parte istante, una lesione concreta ed attuale dell’interesse sostanziale dedotto in giudizio e l’idoneità del provvedimento richiesto al giudice a tutelare e soddisfare il medesimo interesse sostanziale.

In mancanza dell’uno o dell’altro requisito, l’azione è inammissibile ab origine, o improcedibile se tale situazione si determina in corso di causa.

Sarebbe infatti del tutto inutile, ai fini giuridici, prendere in esame una domanda giudiziale se nella fattispecie prospettata non si rinvenga affermata una lesione della posizione giuridica vantata nei confronti della controparte, ovvero se il provvedimento chiesto al giudice, per fatti sopravvenuti, sia inadeguato o inidoneo a rimuovere la lesione.

In definitiva, come chiarito dalla migliore dottrina processualcivilistica, «l’interesse ad agire è dato dal rapporto tra la situazione antigiuridica che viene denunciata e il provvedimento che si domanda per porvi rimedio mediante l’applicazione del diritto, e questo rapporto deve consistere nella utilità del provvedimento come mezzo per acquisire all’interesse leso la protezione accordata dal diritto» (cfr., altresì, Cass. Civ., Sez. III, n. 12241/98).

Nel processo amministrativo l’interesse a ricorrere è caratterizzato dalla presenza degli stessi requisiti che qualificano l’interesse ad agire di cui all’art. 100 c.p.c., vale a dire dalla prospettazione di una lesione concreta ed attuale della sfera giuridica del ricorrente e dall’effettiva utilità che potrebbe derivare a quest’ultimo dall’eventuale annullamento dell’atto impugnato (cfr. C.d.S., Sez. IV, n. 1210/97).

Anche nel sistema giurisdizionale amministrativo, infatti, sarebbe del tutto inutile eliminare un provvedimento o modificarlo nel senso richiesto dal ricorrente, se questi non possa trarne alcun beneficio concreto in relazione alla sua posizione legittimante.

Ai fini dell’ammissibilità/procedibilità del ricorso occorre, pertanto, che sussista piena corrispondenza tra interesse sostanziale dedotto in giudizio, lesione prospettata e provvedimento richiesto.
A contrario, il ricorso è inammissibile/improcedibile per carenza di interesse in tutte le ipotesi in cui l’annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo non sia in grado di arrecare alcun vantaggio all’interesse sostanziale del ricorrente (che ne "legittima" l’instaurazione del giudizio).

Invero - circostanza quest’ultima che assume portata assai rilevante nell’odierno procedimento - l’interesse al ricorso, in quanto condizione dell’azione, deve sussistere sia al momento della proposizione del gravame, che al momento della decisione, con conseguente attribuzione al giudice amministrativo del potere di verificare la persistenza della predetta condizione in relazione a ciascuno di tali momenti (cfr. C.d.S., Sez. VI, n. 475/92).

Orbene, all’odierna pubblica udienza il difensore dell’amministrazione regionale ha rilevato che nelle more del giudizio è stata approvata la legge regionale n. 2 del 4 febbraio 2016 di “Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna”, entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul BURAS avvenuta l’11 febbraio 2016, che disciplina l’ordinamento delle autonomie locali in Sardegna in attuazione dei principi dell’art. 5 Cost. e degli artt. 3, comma 1, lett. b) e 44 della legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna).

L’anzidetto testo legislativo, in particolare al capo II, (Riordino organi e funzioni delle province), detta – fino alla loro definitiva soppressione - nuove disposizioni anche in ordine al dimensionamento delle circoscrizioni territoriali provinciali, introducendo altresì nuove prescrizioni in punto di organi provinciali e di procedimento elettorale.
Tanto basta per concludere per l’improcedibilità dell’impugnazione proposta dal sig. Pia per le seguenti considerazioni:
con riguardo alla legge L.R. 12.3.2015 n. 7, laddove nomina i commissari straordinari delle Province, in quanto superata dalle prescrizioni di cui all’art. 24, comma 5, della legge n. 2/2016, per il quale “Il commissario straordinario della Provincia di Cagliari e gli amministratori straordinari, nominati ai sensi della legge regionale n. 7 del 2015, la cui nomina è stata prorogata con legge regionale 23 dicembre 2015, n. 35 (Disposizioni urgenti per interventi sul patrimonio culturale e la valorizzazione dei territori, occupazione, opere pubbliche e rischio idrogeologico e disposizioni varie), decadono con la nomina dei nuovi amministratori straordinari, secondo quanto stabilito dal presente articolo”;
per quanto proposta avverso la deliberazione della GR n. 13/1 del 31 marzo 2015 e il DPGR n. 29 del 31 marzo 2015, perché dall’annullamento il ricorrente non potrebbe trarre alcun beneficio avendo la nuova legge stabilito (art. 24, commi 6 e 7) che:

“6. Entro e non oltre quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, con propria deliberazione, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, nomina gli amministratori straordinari delle Province di Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna.

7. Gli amministratori straordinari restano in carica fino al 31 dicembre 2016 ed esercitano le loro funzioni limitandosi alle attività strettamente necessarie alla gestione ordinaria e alla erogazione dei servizi e redigono la relazione finale contenente la ricognizione degli atti contabili, finanziari patrimoniali e liquidatori di cui all'articolo 1, comma 3, lettere a), b), c), d) ed e) della legge n. 15 del 2013. Laddove nelle province siano previste zone omogenee, su proposta dell'amministratore straordinario a supporto della sua attività, sono nominati i sub-commissari, con decreto dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica. Il numero dei sub-commissari non è superiore al numero di zone omogenee presenti nella provincia”.
In conclusione, quindi, il ricorso dev’essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Tenuto conto delle novità legislative intervenute in corso di giudizio si ritengono tuttavia sussistenti giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 17 febbraio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Francesco Scano, Presidente
Tito Aru, Consigliere, Estensore
Antonio Plaisant, Consigliere



















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