lunedì 26 dicembre 2011

IMU: ART. 13 COMMENTATO

 ECCO COSA PREVEDE SULL'IMU L'ART. 13 DEL DECRETO 201/2011 CONVERTITO

Articolo 13. 
      Le disposizioni dell'articolo 13 sono finalizzate ad anticipare, in via sperimentale a decorrere dall'anno 2012 e fino al 2014, l'applicazione dell'imposta municipale propria (IMU) prevista dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23. 
   L'attuale situazione economico-finanziaria ha reso, però, necessarie alcune fondamentali modiche all'impianto originario del tributo che sono state disposte nei commi da 2 a 14 dell'articolo in esame. 
      L'IMU è applicata in tutti i comuni del territorio nazionale, inclusi, quindi, anche i comuni situati nei territori delle regioni a statuto speciale e delle province autonome. 
      L'IMU, che, come stabilisce il comma 1 dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 23 del 2011, sostituisce, per la componente immobiliare, l'imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari attinenti ai beni non locati e l'imposta comunale sugli immobili (ICI), verrà applicata a regime dal 2015. 
      Il comma 2 dell'articolo in esame stabilisce che il presupposto dell'IMU è rappresentato dal possesso degli immobili, per la cui definizione fa rinvio all'articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, che disciplina l'ICI. Quest'ultima norma, per la definizione di area fabbricabile fa rinvio ai soggetti di cui all'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 504 del 1992, vale a dire i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli che esplicano la loro attività a titolo principale, disponendo che i terreni da questi posseduti e condotti sono considerati non fabbricabili. Occorre precisare che la nuova imposta non ripropone le stesse agevolazioni previste dal citato articolo 9, a cui non viene fatto alcun rinvio. Tuttavia tali soggetti, pur dovendo pagare l'IMU secondo i criteri ordinari, possono continuare a beneficiare della finzione giuridica prevista dall'articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 504 del 1992. 
      La norma precisa che sono compresi tra gli immobili anche l'abitazione principale e le pertinenze della stessa che vengono puntualmente individuate:  
         la prima nell'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente; 
          le pertinenze in quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un'unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso abitativo. 
      Il comma 3 prevede che la base imponibile dell'imposta è costituita dal valore dell'immobile determinato ai sensi dell'articolo 5, commi 1, 3, 5 e 6, del decreto legislativo n. 504 del 1992, che disciplina l'ICI e continua, quindi, ad essere applicabile anche per la nuova imposta municipale, ferme restando alcune sostanziali innovazioni contenute nei successivi commi 4 e 5. 
      I commi 4 e 5 dell'articolo in questione introducono, infatti, dei nuovi coefficienti per la determinazione della base imponibile per i fabbricati iscritti in catasto e per i terreni agricoli.  
      Infatti, per i fabbricati iscritti in catasto il valore ai fini dell'IMU è costituito da quello che risulta applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1 o  gennaio dell'anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento ai sensi dell'articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i seguenti moltiplicatori: 
          a) 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10; 
          b) 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5; 
          c) 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10; 
          d) 60 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D; 
          e) 55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1. 
Per i terreni agricoli, invece, il valore è costituito da quello che risulta applicando all'ammontare del reddito dominicale risultante in catasto vigente al 1 o  gennaio  dell'anno di imposizione, rivalutato del 25 per cento per cento ai sensi dell'articolo 3, comma 51, della citata legge, n. 662 del 1996, un moltiplicatore pari a 120. 
      Il successivo comma 6 stabilisce che l'aliquota di base è pari allo 0,76 per cento.
La norma prevede, poi, che i comuni possono, con deliberazione adottata ai sensi dell'articolo 52 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, modificare, in aumento o in diminuzione, l'aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali. 
      Il successivo comma 7 dispone che l'aliquota è ridotta allo 0,4 per cento per l'abitazione principale e per le relative pertinenze. La norma precisa che i comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, detta aliquota sino a 0,2 punti percentuali. 
      Il comma 8 dispone che l'aliquota è ridotta allo 0,2 per cento per i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all'articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, e che i comuni possono ridurre la suddetta aliquota fino allo 0,1 per cento. 
      Dal chiaro tenore della norma e dalle successive abrogazioni previste dal comma 14, lettera d), risulta che i fabbricati rurali sono assoggettati all'IMU. Limitatamente a quelli strumentali il legislatore ha dettato una disciplina specifica di carattere agevolativo. Per quanto riguarda, invece, i fabbricati rurali ad uso abitativo di cui al comma 3 dell'articolo 9 del citato decreto-legge n. 557 del 1993, ove essi costituiscano abitazione principale del soggetto passivo, sconteranno l'IMU in base all'aliquota e alle detrazioni stabilite per tale fattispecie. Ove, al contrario, detti fabbricati non costituiscono abitazione principale, saranno assoggettati all'IMU secondo le regole ordinarie. 
      Il successivo comma 9 accorda ai comuni la facoltà di ridurre l'aliquota fino allo 0,4 per cento nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell'articolo 43 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locati. 
      Il comma 10 prevede che per l'abitazione principale e per le relative pertinenze è introdotta una detrazione di euro 200, che è rapportata al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione. Viene, inoltre precisato che se l'unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. 
      La norma accorda, inoltre, ai comuni la possibilità di elevare l'importo di euro 200 fino a concorrenza dell'imposta dovuta, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio. In tal caso, però, il comune che ha optato per tale scelta non può stabilire un'aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. Tale misura è infatti diretta ad evitare che l'eventuale azzeramento dell'imposta per l'abitazione principale gravi sugli immobili tenuti a disposizione. 
      Viene, inoltre, previsto che la suddetta detrazione si applica anche agli immobili di cui all'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo n. 504 del 1992, vale a dire alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari. 
      La norma stabilisce, poi, che l'aliquota ridotta per l'abitazione principale e le relative pertinenze e la detrazione si applicano anche alle fattispecie di cui all'articolo 6, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 504 del 1992, che disciplina il trattamento tributario della ex casa coniugale stabilendo che il soggetto passivo che, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, non risulta assegnatario della casa coniugale, può considerare detta unità immobiliare come abitazione principale, purché non sia titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale su un immobile 
destinato ad abitazione situato nello stesso comune ove è ubicata la casa coniugale. 
      Infine, viene riconosciuta ai comuni la facoltà di considerare come abitazione principale, con la conseguente applicazione dell'eventuale aliquota ridotta e della relativa detrazione, l'immobile posseduto a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o da disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che lo stesso non risulti locato.  
      Il comma 11 dell'articolo in parola prevede la riserva allo Stato della quota di imposta pari alla metà dell'importo calcolato applicando l'aliquota di base, di cui al comma 6, primo periodo, pari allo 0,76 per cento, alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell'abitazione principale e delle relative pertinenze di cui al comma 7 e dei fabbricati rurali ad uso strumentale di cui al comma 8. La quota di imposta risultante deve essere versata allo Stato contestualmente all'imposta municipale propria. 
      La disposizione in commento precisa che le detrazioni previste dal presente articolo, nonché le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato di cui al periodo precedente. 
      La norma precisa, infine, che per l'accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi e il contenzioso si applicano le disposizioni vigenti in materia di IMU e che le attività di accertamento e di riscossione dell'imposta erariale sono svolte dal comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni.  
    Il comma 12 dell'articolo in esame reca disposizioni in materia di versamento del tributo, introducendo, in deroga all'articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, l'utilizzo obbligatorio del modello F-24 di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, rinviando a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate la definizione delle relative modalità applicative. Il ricorso al modello F-24 è reso necessario dalla circostanza che, essendo prevista la riserva di una quota di gettito a favore dello Stato, tale strumento di pagamento semplifica gli adempimenti del contribuente e garantisce un più agevole controllo dei flussi di entrata. Tale scelta appare peraltro in linea con le recenti modifiche al sistema di riscossione delle entrate degli enti locali, che dispongono che siano esclusivamente i comuni i destinatari dei versamenti dei tributi. 
      Il comma 13, al fine di evitare dubbi interpretativi, precisa che trovano applicazione le disposizioni dell'articolo 9 e dell'articolo 14, commi 1 e 6, del decreto legislativo n. 23 del 2011.
Occorre precisare che il comma 4 dell'articolo 9 viene abrogato dal successivo comma 14, lettera c), in quanto la disciplina delle modalità di versamento è prevista dal comma 12 del presente articolo. 
      Le norme dell'articolo 9 espressamente richiamate riguardano in particolare: 
          i soggetti passivi dell'IMU (comma 1); 
          il periodo di applicazione del tributo (comma 2); 
          i termini del versamento dell'imposta (comma 3); 
          i poteri regolamentari del comune in materia di accertamento con adesione del contribuente
(comma 5); 
          le disposizioni in materia di modulistica (comma 6); 
          le disposizioni in materia di accertamento, riscossione coattiva, rimborsi, sanzioni, interessi e
contenzioso (comma 7); 
          le esenzioni (comma 8). 
      L'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo n. 23 del 2011 prevede che l'IMU è indeducibile dalle imposte erariali sui redditi e dall'IRAP. Il successivo comma 6 dello stesso articolo 14 conferma innanzitutto la piena applicabilità dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che continua a rappresentare la norma di riferimento della potestà regolamentare delle province e dei comuni, nonché dell'articolo 59, dettato in  particolare per l'ICI. Pertanto i comuni potranno comunque introdurre, con proprio regolamento, particolari mitigazioni del carico tributario per specifiche fattispecie come, ad esempio, per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, o per i fabbricati realizzati per la vendita e non venduti dalle imprese che hanno per oggetto esclusivo o prevalente dell'attività la costruzione e l'alienazione di immobili, che non trovano nelle norme dell'IMU, a differenza che dell'ICI, una specifica disciplina agevolativa. In correlazione con l'anticipazione sperimentale dell'IMU vengono anticipate al 1 o  gennaio 2012 anche le modalità di calcolo dell'aliquota percentuale spettante ai concessionari della riscossione dei tributi locali. 
      Nello stesso comma 13 si prevedono modifiche in materia di sanzioni rese necessarie a seguito dell'intervento normativo ad opera dell'articolo 1, comma 20, lettere b) e c), della legge 13 dicembre 2010, n. 220, che ha modificato la misura delle sanzioni applicabili nel caso di definizione agevolata. Dette disposizioni, infatti, hanno modificato il comma 3 dell'articolo 16 e il comma 2 dell'articolo 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, elevando da un quarto a un terzo la misura delle sanzioni in caso di definizione agevolata entro il termine per l'impugnativa previsto dagli stessi articoli 16 e 17. 
Il legislatore, però, nell'introdurre la nuova disciplina sanzionatoria attraverso la legge di stabilità per il 2011, non ha modificato le specifiche disposizioni sanzionatorie di ciascun tributo locale e regionale che, infatti, ancora riportano la misura di «un quarto». La modifica della norma ha, quindi, la finalità di adeguare la misura delle sanzioni a quanto stabilito dagli articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997, evitando in tal modo l'insorgere di un sicuro contenzioso in considerazione del fatto che la misura del quarto, ancora contenuta nelle norme in materia di tributi locali e regionali, è indubbiamente più favorevole al contribuente rispetto alle nuove misure sanzionatorie previste, invece, dall'articolo 1, comma 20, della legge n. 220 del 2010.  
      Un'ulteriore previsione del comma in esame riguarda i privilegi e ha la finalità di evitare i problemi interpretativi che sono stati sollevati in passato sull'articolo 2752 del codice civile che, dopo avere stabilito al primo comma che i crediti dello Stato per alcune imposte hanno privilegio generale sui mobili del debitore, dispone al quarto comma che lo stesso privilegio compete, in subordine a quello dello Stato, ai crediti «per le imposte, tasse e tributi dei comuni e delle province previsti dalla legge per la finanza locale e dalle norme relative all'imposta comunale sulla pubblicità e ai diritti sulle pubbliche affissioni». Un'interpretazione restrittiva di tale disposizione porterebbe ad escludere, ad esempio, che il credito dell'IMU vantato dal comune si possa considerare privilegiato, poiché la norma, facendo esplicito riferimento alla «legge per la finanza locale», sembrerebbe riferirsi soltanto al testo unico sulla finanza locale, di cui al regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175, che disciplinava all'epoca la materia, oltre che all'imposta comunale sulla pubblicità e al diritto sulle pubbliche affissioni – che sono gli unici tributi locali espressamente indicati – lasciando fuori così dall'ambito della sua applicabilità tutti i tributi istituiti successivamente all'entrata in vigore della disposizione in esame. Alla stregua degli ultimi orientamenti giurisprudenziali la norma del comma 7 dispone che, ai fini del quarto comma dell'articolo 2752 del codice civile, il riferimento alla «legge per la finanza locale» si intende effettuato a tutte
disposizioni che disciplinano i singoli tributi comunali e provinciali.  
      La disposizione finale del comma in esame stabilisce che dall'anno 2011 viene soppresso l'obbligo, previsto a regime dall'articolo 2, commi 39 e 46, del decreto-legge n. 262 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 286 del 2006, di presentazione della certificazione diretta a far emergere il maggior gettito dell'ICI derivante dall'attività di rilevazione che ha interessato in particolar modo i fabbricati rurali che hanno perduto il requisito della ruralità. La norma consolida, a partire dall'anno 2011, il taglio dei trasferimenti  sulla base dei dati risultanti dall'ultima certificazione trasmessa dai comuni a norma del decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 7 aprile 2010. In tal modo, oltre a definire esattamente gli stanziamenti statali, la disposizione consente di risolvere le problematiche conseguenti alla determinazione del taglio dei trasferimenti connessi all'invio delle certificazioni rispetto ad un fenomeno che nel corso degli anni si è avviato ad una graduale stabilizzazione.  
      Il comma 14 prevede l'abrogazione di alcune disposizioni che sono di fatto incompatibili con la nuova disciplina del tributo.
In particolare sono abrogati:l'articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, che disponeva l'esenzione dall'ICI per l'abitazione principale; 
          il comma 3 dell'articolo 58 e le lettere d), e) e h) del comma 1 dell'articolo 59 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che disponevano rispettivamente in ordine alla detrazione per l'abitazione principale, alle pertinenze e alle aliquote ridotte per le abitazioni assimilate all'abitazione principale – che sono stata ridisciplinate nel decreto in esame – nonché le caratteristiche di fatiscenza dei fabbricati; 
          l'ultimo periodo del comma 5 dell'articolo 8 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, che nel disporre la necessità che il comune deliberi annualmente l'aliquota dell'IMU, è in contrasto con una successiva disposizione contenuta nella disciplina del tributo che prevede l'automatismo delle deliberazioni comunali; 
          il comma 4 dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011, che, come già illustrato, disponendo diverse modalità di versamento, è incompatibile con le disposizioni del comma 12 dell'articolo in esame; 
          il comma 1-bis dell'articolo 23 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, che costituisce una norma interpretativa diretta ad escludere dal campo di applicazione dell'ICI i fabbricati rurali. L'abrogazione è conseguente alla circostanza che, come già illustrato, detti fabbricati rientrano, invece, nel campo di applicazione dell'IMU. 

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